Storia di un accadimento

Relatore: Arch. Pierpaolo Borella Presidente A.T.I.P

C’era una volta un gruppo di amici che condividevano una insolita passione, siamo negli anni 60, il desiderio di andare sott’acqua, per poter cacciare i grossi pesci nel loro ambiente, per scoprire i tesori che la superfice del mare nascondeva o semplicemente per andare oltre.

Questo gruppo di amici (che potremmo definire pionieri) allo scopo di soddisfare la loro passione, ma anche di renderne partecipi altri appassionati, fondarono quella che oggi si potrebbe definire una A.S.D. “Associazione Sportiva Dilettantistica” il Club Sommozzatori Padova, associazione che è stata la scuola di immersione di migliaia di sommozzatori, tra cui il sottoscritto, Club che da allora prosegue senza sosta la sua attività.

Immergersi è sicuramente un‘attività gratificante, ma anche pericolosa, soprattutto in epoca pionieristica e con un sistema sanitario pubblico in evoluzione, con molte tutele non ancora attive e spesso lasciate al buonsenso e alla buona volontà dei singoli operatori.

All’epoca le conoscenze scientifiche degli effetti dell’immersione sulla fisiologia umana, erano segreto militare o industriale, e non sempre filtravano nel mondo comune, e questi individui che vogliono andare sott’acqua, sono così strani che non perdiamo nulla (ricordo che mio padre, avevo 15 anni, mi sequestrò le mie prime pinne) così che chi si spingeva sott’acqua molto spesso era vittima di inconvenienti piccoli o grandi noti o non noti con decorsi molto vari.

Ma il desiderio di scoperta del sesto continente era comunque forte e il C.S.P. nel frattempo strutturato come scuola di sommozzatori allargava la sua attività nel campo didattico, scientifico, archeologico, biologico, e tecnico aumentando considerevolmente il numero di immersioni nei vari mari fiumi e laghi ma in particolare nell’alto adriatico.

Un bravo sommozzatore dell’epoca, contro ogni previsione della medicina subacquea di allora, dopo un immersione alle “Tegnue” venne colpito da un’embolia, embolia che oggi verrebbe definita come Patologia da Decompressione.

Questo presunto incidente che oggi si risolverebbe facilmente date le conoscenze e la presenza di strutture idonee, all’epoca costituì per l’infortunato un calvario ove il danno provocato da un sistema di tutela inefficiente è stato probabilmente maggiore del potenziale danno provocato dalla patologia.

All’interno del CSP ci si chiese se in mancanza di adeguate strutture pubbliche fosse possibile per un’Associazione dilettantistica proporre alle istituzioni la realizzazione di una struttura idonea a tutelare i sommozzatori, Promotore e motore di questa iniziativa fu l’allora presidente del CSP Fabio Roberto Marchetti che con determinazione e tenacia convinse gli Associati a finanziare direttamente l’acquisto di una piccola Camera Iperbarica da utilizzarsi allo scopo. La costruzione di questa piccola Camera, si protrasse per alcuni anni ma alla fine arrivò a Padova nel…

Dove si potrà posizionare questo ingombrante Cilindro per renderlo operativo? Proponiamo alle istituzioni questa opportunità che certamente risponderanno con gioia alla proposta. Alle istituzioni a dire il vero della proposta poco interessava, ma qualche amministratore pubblico di allora, voleva togliersi l’impaccio di questi sub cosi ingombranti e fastidiosi, ronzano e rompono più delle zanzare; allora diamo a loro quello che per noi è un problema, cosi se va bene ci togliamo due problemi, se va male si stancheranno presto, e poi cosa sarà mai una camera iperbarica? Ecco che allora la provincia rese disponibile eravamo negli anni 70 una chiesa sconsacrata, certo l’ombrello del divino, anche se in carenza, era comunque positivo ma era fortemente mediato dall’uso dell’adiacente canonica come focolare per pazienti psichiatrici, risultato della legge Basaglia. Che ci fosse in questa localizzazione qualche significato nascosto?

Certi e sicuri della ns potenza ci recammo negli uffici comunali per autorizzare le opere di adeguamento del fabbricato e di installazione nel rispetto della legge e qui iniziò un percorso di tipo biblico per il raggiungimento del risultato ove gli ostacoli posti c degli organi competenti furono tali da giustificare l’abbandono di ogni progetto. Nel frattempo posizionammo la camera iperbarica nella navata in attesa di tempi migliori.

Ma come sempre nelle favole arrivano i Nostri in questo caso non la cavalleria ma nella persona di un funzionario del Comune di Padova oggi, prematuramente scomparso, il Dott. A. Zoccarato che condividendo alcune ns idee, ci guidò nella meandri della pubblica amministrazione e ci aiutò a trovare il consenso necessario alla realizzazione del progetto in altra sede.

Le prime proposte furono in sintonia con quanto già affermato, ricordo la visita ad alcuni locali precedentemente destinati a bagni pubblici, logica attinenza acquea, la secondo in un fabbricato cadente altra attinenza da trovare in cui era già da impavidi entrare, la terza in alcuni locali dismessi al di sotto delle mura rinascimentali, eravamo quasi stanchi, ma per ns fortuna avvenne un fatto, che ci aprì la strada per la sede attuale.

“Parà miracolato in una chiesa sconsacrata” tuonarono i quotidiani, quando nella Camera Iperbarica pur precariamente attrezzata venne curato con successo un militare statunitense per un incidente di volo. Il tutto con la guida del Presidente Marchetti e la responsabilità illuminata del Prof. Giampiero Giron.

Questo fatto ci aprì le porte di questa sede che fa parte dell’ex Macello Comunale in disuso e fino ad allora utilizzata come deposito delle cose inutili del Comune, che negli anni e con molto sudore venne riadattata a sede del Club Sommozzatori e successivamente a sede dell’Atip. Sembrerà strano ma per introdurre quella camera iperbarica nei locali si dovette abbattere e ricostruire il paramento murario che dà sulla via Cornaro.

Ma cos’è l’ATIP, l’ATIP è una Associazione senza scopo di lucro (precedendo di molti anni le Onlus) nata come gemmazione del CSP per gestire le camere iperbariche, gestione che necessitava di una specifica professionalità che alcuni soci del CSP ritennero a titolo personale di acquisire.

Siamo nei primi anni 80, e l’interesse della sanità pubblica per la Terapia Iperbarica cominciava a crescere, ma la necessità di regole certe, imponeva dei passaggi istituzionali.

In Regione, alcuni funzionari tra cui ricordo il Dr Antonio Petrella allora segretario della Sanità diedero fiducia a questa attività e a questa struttura, (oggi si chiamerebbe forse “Start up”) e autorizzarono l’ULS competente ad utilizzare l’impianto, ma sotto la responsabilità dell’Università Patavina nella figura del Direttore dell’istituto di Anestesia e Rianimazione prof. G. Giron e dei suoi collaboratori.

Il gioco era fatto e iniziò così l’attività terapeutica che lentamente si estese dall’emergenza per cui era nata alla terapia ambulatoriale nel frattempo in fase di sviluppo.

La prima camera iperbarica, nata per un uso professionale di altofondalisti giovani e performanti era sicuramente idonea per i trattamenti di emergenza, ma presto ci si rese conto che non era così adeguata alle esigenze dei pazienti ambulatoriali, spesso non molto performanti fisicamente ma addirittura spesso barellati e/o in condizioni precarie come mobilità. Ricordo la difficolta di introdurre un paziente di circa 160 kg barellato attraverso un portello circolare di 80 cm di diametro, il paziente venne trattato ma i tecnici rischiarono le dita.

Necessitava quindi di una camera Iperbarica di dimensioni più idonee e cosi venne progettata e realizzata una camera con portello di diametro di m 1,60 in grado di far passare qualsiasi paziente barellato o in sedia a rotelle. Manon era possibile sistemarla nei locali già in uso, bisognava demolire una parte eccessiva del paramento murario, con qualche problema statico, il comune che già aveva riconosciuto la pubblica utilità dell’impianto realizzato deliberò di assegnarci gli spazi ove attualmente è ubicato il Centro Iperbarico. Per la cronaca, questi locali erano precedentemente utilizzati dalla GESTOFF, che era la struttura comunale di gestione delle sepolture (altra evidente sinergia con i ns scopi) e posti sul lato opposto dell’Obitorio pubblico.

Siamo nei primi anni 90 e la struttura era in piena attività, era da poco partito il centro iperbarico di Vicenza sempre da un amico sommozzatore ed erano in fase di realizzazione il Centro di Venezia e il centro di Verona, per cui la Regione decise di approvare la sua prima delibera avente per oggetto la Terapia Iperbarica, siamo nel1991.

L’ATIP la cui attività era in fase di sviluppo, si dotò successivamente di una terza camera Iperbarica di recente progettazione a 14 posti e con portello di accesso rettangolare, molto comodo per l’accesso, nel 2001 venne installata una seconda Camera Iperbarica con portello rettangolare, e vennero dismesse le prime camere utilizzate. Sapete che fine hanno fatto queste camere dismesse? La prima continua ad operare in un pontone nel golfo di Genova, la seconda sta oggi operando in Madagascar a Nosy By dove è stata reinstallata da una Onlus di medici a cui è stata dall’Atip donata, assieme a quasi tutte le attrezzature di contorno.

Ma torniamo indietro, nel 1996 la regione approvò (tra le prime in Italia) una delibera di indirizzo per la terapia iperbarica, che determinava requisiti strutturali, tecnologici, medici, qualitativi unici in Italia, con lo scopo evidente di mantenere elevato il livello di prestazioni della sanità regionale.

Nel 1998, avvenne il tristemente noto incidente all’ Istituto Galeazzi di Milano, con la perdita purtroppo inutile di troppe vite umane. Ma se è pur vero che come dimostrato dalle condanne irrogate, le inadempienze e le responsabilità furono accertate senza ombra di dubbio, è pur vero che lo scontro politico che ne derivò non fu certamente positivo, per i pazienti. Vennero emesse indicazioni, linee guida, pseudo norme e opinioni funzionali che dettate come sempre avviene in Italia, dalla foga del momento, non rispondevano certo agli obbiettivi che il momento richiedeva lasciando spesso al buon senso del singolo funzionario pubblico di applicarle interpretandole. Come sempre in Italia molte di queste “grida” sono tuttora vigente in quanto nessuno si è preoccupato di pensare che in poco meno di 20 anni molte cose sono cambiate, e molte nuove norme spesso Europee sono state recepite, creando quindi qualche difficoltà di applicazione.

A seguito dell’introduzione di queste nuove norme il Centro venne riadeguato nei primi anni 2000. Negli anni successivi ci si rese conto che i cambiamenti qualitativamente evolutivi della sanità richiedevano anche da parte ns un ulteriore rinnovamento della struttura, in particolare in termini di spazi e funzionalità. L’ipotesi che ci sembrò coerente percorrere, essendo noi un’Associazione fu di chiedere al Comune di Padova la disponibilità di ulteriori spazi da adattare ai ns scopi, dopo alcune valutazioni di opportunità, il Comune ci propose di concedere in Concessione l’immobile destinato ad ex macello suini ove è ubicato il nuovo centro che con grande soddisfazione oggi andiamo a inaugurare.

Le Condizioni di manutenzione dello stesso erano molto precarie, era di fatto in parte crollato, e necessitava di un importante intervento di riqualificazione allo scopo di adeguarlo alle normative oggi vigenti.

L’assemblea degli associati ATIP diede il mandato per procedere, e deliberò di sostituire le attuali Camere I. con 2 nuove camere iperbariche di ultima generazione, che potrete vedere. Nel 2010 iniziarono i progetti, e acquisite le varie autorizzazioni (ben 7) nel 2012 iniziarono i lavori e qui cominciarono i problemi quando si scopri la presenza di un vano interrato di cui non era nota l’esistenza, a questo punto si dovette procedere con le necessarie varianti, poi lo spending-review con la regione che applicò di autorità tagli e limitazioni, tali da rischiare di mettere in discussione la capacità finanziaria per completare l’opera, e quindi fu necessario un attimo di riflessione. A questo punto gli Associati ATIP ritennero di concludere il progetto, e decisero di proseguire impegnandosi direttamente come già fatto nel 1976 finanziando il completamento di questa struttura con il palese obbiettivo di offrire alla collettività un importante servizio sanitario di qualità e un immobile del patrimonio pubblico riportato ad una giusta vita e correttamente utilizzato. I lavori di riqualificazione li potete vedere nei tableau esposti, e il risultato si può vedere guardandosi attorno.

E comunque doveroso ricordare ai presenti che gli interventi dell’ATIP non si sono limitati alla terapia Iperbarica, ma il legame con le istituzioni è stato consolidato con una serie di interventi verso il patrimonio monumentale pubblico, Restauro di 5 statue del Prato della valle, Interventi di salvaguardia di dipinti del museo degli Eremitani, Consolidamento della loggia dell’Odeon Cornaro, Restauro e ricollocazione della colonna del Peronio; verso altre istituzioni, una ambulanza donata alla Croce Verde di Padova, un record di apnea profonda e una ricerca sul nuoto pinnato oltre alla pubblicazione di in primo e un secondo manuale sull’Ossigeno Terapia Iperbarica. Naturalmente il consolidato rapporto con l’Università ci ha consentito di creare sinergie di ricerca, e di formazione con la stessa. Oggi grazie all’ATIP possiamo orgogliosamente affermare che la collettività si riappropria di un bene parte della sua storia, e si trova ad avere la disponibilità di un servizio sanitario di alta specialità il tutto grazi ad una Associazione senza scopo di lucro.

C’era una volta, un gruppo di amici amanti del mare delle immersioni, del buon vino, della cultura e della loro città. Oggi grazie alle loro idee, al loro spirito e alla loro disinteressata attività, possiamo proporvi questo come lieto fine della storia.

Un doveroso ringraziamento a quanti anno partecipato e collaborato negli anni e in tutte le sedi allo sviluppo dell’ATIP, in particolare a quanti ci hanno già lasciato e non hanno potuto essere qui con noi a vedere il risultato delle loro idee.

Grazie.

Il Presidente ATIP
Arch. Pierpaolo Borella